Passaggio a livello di Palazzolo Milanese, una soluzione possibile

Ecco un’altro regalo per i cittadini di Palazzolo Milanese di Paderno Dugnano.

(di Roberto Alberti)

A dodici anni dall’inaugurazione del sottopasso che ha risolto il problema di via Coti Zelati-via Monte Sabotino, assediate com’erano dal traffico e soffocate dallo smog, arriva a fine maggio 2020  l’intimazione di Ferrovie Nord al Comune di Paderno Dugnano affinchè proceda alla chiusura definitiva del passaggio a livello.

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Mi sono sempre chiesto come mai le FN avessero tollerato a lungo ancora la presenza di un passaggio a livello con tutte le sue criticità dopo che tante risorse erano state investite nella costruzione del sottopasso inaugurato nel 2008.

 

 

SottopassoCi si interroga sulle ragioni di tanta urgenza con un’intimazione a chiudere definitivamente tempo 30 giorni, come se si trattasse di chiudere un vecchio ponte pericolante su una strada di campagna e non una strada storica sulla quale si è sviluppata una comunità e un centro urbano che ha centinaia d’anni.
Un’altra bega che tocca gestire all’amministrazione comunale attuale, come se non bastasse l’emergenza da epidemia con le ricadute economiche e sociali che si trascinerà con se.
Dopo dieci anni di tregua durante i quali l’amministrazione precedente ha dormito sonni tranquilli la questione esplode ora con richiesta di intervento urgente…

Non credo sia la statistica degli incidenti a determinare una richiesta così drastica. Altri passaggi a livello sul territorio sono stati, forse anche più recentemente, luogo di incidenti gravi ma la richiesta arriva per il passaggio di Palazzolo.

Un primo passo dunque che forse costituirà “il precedente”,  necessario a stimolare altri interventi sul territorio (oltre Paderno anche a Varedo dovranno affrettarsi a trovare una soluzione).
Chiunque voglia confrontarsi serenamente e seriamente sul tema non può negare che queste strutture dei passaggi a livello siano destinate a scomparire nei moderni centri urbani.
Oggigiorno in tutti gli ambiti, leggi e regolamenti sempre più severi a tutela della sicurezza e dell’incolumità delle persone richiedono strutture adeguate e individuano responsabilità nei gestori dei servizi e tra gli amministratori del territorio, ai quali non rimangono grandi margini di manovra in casi come questi.

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Nessun problema sussiste per tecnici e autorità delle FN che ricordano di aver contribuito al finanziamento di un’opera che risolve la questione degli accessi e del transito. Per chi vive il territorio però e conosce la realtà il problema non si limita a quegli aspetti.
Cosa dire di quei passaggi realizzati attorno al sottopasso che d’inverno diventano bui già nelle prime ore del pomeriggio, più simili a camminamenti sopra uno svincolo autostradale e dai quali ci affrettiamo ad allontanarci, lasciando la zona della stazione con i suoi angoli isolati. Certo non si adattano a passeggiate di svago o a corse serali in solitaria.

Un bilancio e un’analisi attenta non può considerare solo quanto l’attuale struttura del sottopasso abbia risolto la componente, seppure importante, della viabilità automobilistica, ciclopedonale e di accesso alla stazione.
Le vie cittadine sono ancora occasione di socialità (scusate la verità banale ma forse non così tanto).


Forse una soluzione di compromesso realistica potrebbe essere la realizzazione di un sottopasso solo ciclo-pedonale più o meno in corrispondenza dell’attuale passaggio a livello, ampio quanto la strada attuale e alto il minimo per far passare mezzi di soccorso e di emergenza ma solo in casi eccezionali.
Un collegamento fruibile in ogni occasione: dal transito quotidiano per la spesa fatta nei negozi di vicinato alla puntata al mercato settimanale, durante le feste popolari o al passaggio di manifestazioni civili o religiose. Sarebbe anche un bel contributo alla continuità di una viabilità ciclopedonale trasversale che ancora manca in paese.

Mentalità e mobilità devono cambiare, e se Milano si adatta e ripensa abitudini di comportamento e stili di vita, forse dovremmo farlo anche noi.

ViaCZelatiE chi non intende accettare compromessi in tema di limiti al traffico automobilistico dovrebbe ricordare cos’era via Coti Zelati anni fa e quanta polemica produsse allora la parte dei contrari alla riqualificazione con il senso unico. Oggi la via è un luogo in cui quotidianamente le persone si salutano fermandosi a chiaccherare, si incontrano, si ritrovano, senza timore di guardarsi alle spalle per l’auto che giunge in velocità. Sembrano avvalersi volentieri di uno spazio ritrovato di cui non ho memoria perchè dai primi anni 70 era già al collasso col traffico automobilistico.

C’era ancora la piattaforma metallica della bilancia stradale del “Dazio” davanti all’attuale bar che fa angolo. Sparita in fretta perchè dismessa e per il pericolo di sfondamento causato dai mezzi sempre più pesanti che ormai ci passavano sopra.

PonteSevesoMi ricordo bene invece di quando si incrociavano i camion sul punte del Seveso e di quella volta che mi appiattii sul parapetto in cemento del ponte dopo essere stato urtato alle spalle da un camion che, incrociandone un’altro invece di fermarsi e attendere, salì sul marciapiede per la fretta di passare.
Succedeva su una strada che era l’unica attraverso la quale i bambini del centro paese raggiungevano le scuole (a quel tempo e nonostante quei problemi erano pochi quelli che erano singolarmente scortati dalle madri o dai nonni).
Chi può ancora affermare oggi che, per la prosperità del commercio locale, fosse da conservare la situazione esistente allora?

Venne presa una decisione coraggiosa. La via non fu pedonalizzata ma ripensata per una fruizione diversa. A parte il fondo stradale in pietra, esteticamente bello ma non in grado di reggere il traffico veicolare, la soluzione ha funzionato. E non può essere criticata per l’inciviltà di pochi che ne ha messo a dura prova le strutture, con i pali posati a protezione della parte ciclopedonale ormai quasi tutti abbattuti dagli ubriachi alla guida che percorrono di notte la via, lanciati con l’auto a folle velocità.

A Monza, via Bergamo assomiglia molto a via Coti Zelati e il sottopasso pedonale che hanno realizzato lì non ha limitato l’accesso ad una delle zone più popolate la sera da ragazzi che affollano i locali.
Il passaggio a livello venne definitivamente chiuso quando gli incidenti assunsero una cadenza mensile. Il sottopasso solo ciclopedonale venne realizzato con tempi biblici ma oggi c’è ed è un’opera importante e che non ha penalizzato il quartiere.

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Via Bergamo può apparire anonima di giorno, con i locali che non si capisce come possano rimanere aperti. Un tessuto sociale un po’ misto fino a pochi anni fa: vecchi cortili ancora abitati da gente indigente e problematica si alternavano a cortili interamente ristrutturati in cui hanno edificato appartamenti di pregio.
Dopo vent’anni che la frequento di giorno ci sono capitato per caso una sera d’estate: è un altro pianeta.

La limitazione al traffico automobilistico non ha penalizzato le frequentazioni piuttosto ha reso meglio fruibile l’offerta. Il rilancio delle attività commerciali nel quartiere è stato possibile grazie all’allestimento di locali particolari e attraenti per un certo tipo di utenza.
Due volte al mese la domenica mattina si tiene un mercatino che attira un sacco di gente.
Come in via Coti Zelati la pavimentazione in pietra non ha retto perchè di giorno transitano le auto. E’ stata l’unica pecca del progetto, in entrambi i casi.

Servono dunque idee e per quanto riguarda le strutture occorre rispolverare una progettualità che nella zona già prevedeva l’abbattimento del palazzo Vismara e la realizzazione di qualche cosa di diverso. Un nuovo sottopasso pedonale potrebbe essere pensato in funzione dell’area che ci sarà, non dell’area così come è allo stato attuale.
Sarebbe dunque il caso di mettere da parte divisioni tra forze politiche e convergere gli sforzi, insieme ad associazioni, comitati e altri soggetti, in una sola direzione.
Anzitutto facendo gioco di squadra con l’attuale amministrazione che ha risposto difendendo le ragioni della comunità di Palazzolo contro la chiusura del passaggio.
Produrre e sostenere poi un’idea di progetto comune, che trovi il consenso più ampio della comunità cittadina tutta.
Ogni parte con il proprio contributo in termini di conoscenza delle problematiche tecniche, normative, legislative può contribuire a trovare soluzioni e finanziamenti per un’opera che non potrà essere considerata agli occhi dei burocrati come un inutile investimento ridondante in questo luogo, ma come una struttura necessaria per una comunità che ancora si riconosce unita.

Passaggio a livello di Palazzolo Milanese, una soluzione possibileultima modifica: 2020-06-01T01:59:40+02:00da roberto.alberti
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